Muori di lei

Stefano Sardo

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Il film parla di un 'uomo che guarda': sposato con Sara, una donna più ricca di lui, superata da poco la boa dei quarant'anni, Luca è un insegnante in crisi che durante il lockdown si ritrova a far da spettatore della vita di Amanda, la nuova vicina, e decide di rompere la distanza che li separa, con conseguenze disastrose" - dichiara il regista Stefano Sardo - "Da tempo volevo fare un film sul desiderio: è un elemento dirompente nelle nostre vite, eppure nel cinema italiano latita, come se non ci si interrogasse più su quel grumo di energie oscure che ci abita, maschi e femmine.
DATI TECNICI
Regia
Stefano Sardo
Interpreti
Riccardo Scamarcio, Mariela Garriga, Maria Chiara Giannetta, Giulio Beranek, Francesco Brandi, Paolo Pierobon, Federico Mancini
Durata
99 min.
Genere
Drammatico
Sceneggiatura
Stefano Sardo, Giacomo Bendotti
Fotografia
Francesco Di Giacomo
Montaggio
Sarah McTeigue
Distribuzione
Medusa Film
Nazionalità
Italia, Serbia
Anno
2025

Presentazione e critica

All’inizio del lockdown a Roma, Luca, insegnante di filosofia al liceo, si ritrova bloccato in casa da solo perché la moglie Sara, medico, viene richiamata in ospedale per fronteggiare l’emergenza. Il mondo si ferma e la sua attenzione si concentra sulla nuova vicina, Amanda. Il desiderio lo spinge a rompere la distanza che li separa e Luca è travolto da una passione incontrollata. Ma la storia d’amore si trasforma ben presto in un’altra vicenda dai risvolti pericolosi. La vita di Luca verrà sconvolta con conseguenze inaspettate.

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«Luca è un gatto d’appartamento che vuole essere un leone. Io? A volte mi sento un leone, ma più spesso sono un gattino». In Muori di lei di Stefano Sardo il protagonista Riccardo Scamarcio si muove al confine in un’opera tra erotismo e tensione, mentre una leggera ironia pervade il resto del racconto. La storia scritta dal regista insieme a Giacomo Bendotti, che prende dal titolo di un brano dei Verdena (Muori delay) e sottolinea il passato da musicista di Sardo, è un’operazione ibrida. Insoddisfatto e messo in discussione, il Luca di Scamarcio copre la fastidiosa posizione di chi non si sente abbastanza mettendo a repentaglio la propria vita e il matrimonio con la moglie Sara, interpretata da Maria Chiara Giannetta, per un’avventura con la vicina Amanda, la cubana Mariela Garriga. «È un uomo mite, lontano da come sono io», spiega l’attore. «In Amanda non lo attrae solo il desiderio fisico, ma il fatto di trovarsi in una situazione insolita, di cui non potrà che accettare le conseguenze». Un po’ una figura che corrisponde all’identità maschile messa in crisi negli ultimi tempi, sia dentro che fuori lo schermo. «Io non lo sono», commenta Riccardo Scamarcio. E continua: «In quanto attore mi interessa il singolo, è del personaggio che mi appassiono, tocca poi alla società aprirsi alle riflessioni. Credo possa esistere un codice comportamentale maschile, ma è personale, come per me che può riferirsi anche a cose romantiche come versare un bicchiere d’acqua o aprire uno sportelo». E se pensa al modello maschile che ha avuto in casa lo fa con emozione: «Mio padre è stato un esempio. Era un grande uomo, uno di quelli che mentre stava morendo era lui a consolare me».

In balia di questo triangolo amoroso, Muori di lei immerge il racconto nel periodo del lockdown ma, come ci tiene a specificare Stefano Sarno, non è un film sulla pandemia, ma un film nella pandemia. «Quando ho avuto la prima idea per questa storia non avevamo ancora vissuto la quarantena», ricorda il regista. «Al principio doveva essere ambientata durante un Ferragosto romano, stile Il sorpasso. Poi arrivò il lockdown. Insieme ad altri sceneggiatori, come nel resto del mondo, iniziammo a pensare di scriverci una serie. Il primo istinto è stato inserire elementi soggettivi, come il senso di crisi esistenziale e il trovarsi in un momento in cui fare dei bilanci della propria vita. Poi, dopo, è arrivata la consapevolezza che non tutti stavamo vivendo la pandemia nella stessa maniera. Nel film Amanda sta vivendo una tragedia di cui Luca non sa nulla. Anche io durante il lockdown guardavo serie, facevo yoga e cucinavo varie ricette, a differenza di tanti che stavano attraversando istanti ben peggiori. Credo sia emblematico che il momento più epico della nostra generazione l’abbiamo passato in pigiama sul divano». Così, in quest’opera dove il Covid-19 c’è, ma non è tutto, Sardo ha potuto inserire un racconto che va dal desiderio al tradimento, alla messa in discussione di se stessi e, nel caso del protagonista, del ruolo del maschio. «Abbiamo questo retaggio ancestrale che ci viene dai nostri padri o dai romanzi, ma che non corrisponde più alla realtà di oggi. È di fronte a ciò a cui il protagonista di Muori di lei si trova, cercando di sfuggirne vivendo un’avventura che sì, in questo caso è amorosa, ma a cui corrispondono gli stessi principi di quando se ne intraprendono di altri tipi. Il punto resta sempre la voglia di immaginare di uscire dal nostro stato abituale». Anche per Garriga l’aspetto più interessante di Muori di lei, oltre ai vari colpi di scena, è stato l’utilizzo di un lockdown non su cui concentrare l’attenzione dello spettatore, ma come amplificatore di cosa stava accadendo ai personaggi. «Sono diventata molto selettiva con i progetti», dice l’attrice. «Quando ho letto la sceneggiatura di Muori di lei l’ho trovata piena di sfumature, imprevedibile, un racconto che spiega cosa ci spinge spesso ad andare oltre. È ciò che accade al mio personaggio, Amanda, le cui azioni non sono necessariamente sempre premeditate, ma rischiano di diventare pericolose».

A fare da contraltare al personaggio di Amanda è la Sara di Giannetta, medico che entra invece nel vivo della pandemia, anche se non la vediamo mai sul campo: «Mi sono ispirata a mia madre che è un’infermiera», racconta l’attrice. «Quando ancora non si avevano idee chiare su cosa questo Covid fosse le dissi di darsi malata e di andare a casa. Lei mi disse che non poteva perché si trattava del suo lavoro. Mi sono attaccata a quella risposta mentre interpretavo il personaggio, una donna che nel film è come se vivesse una vita parallela». Il protagonista Luca, infatti, rimane da solo a casa mentre la moglie va quotidianamente in reparto per assistere i pazienti, osservando dalla finestra tutto ciò che fa la sua vicina/amante Amanda e scoprendone anche i segreti più torbidi. Il tutto mentre con la compagna cercano di avere un figlio: «È come se i personaggi si rivelassero quasi ossessionati dall’idea di fare questo bambino», approfondisce Giannetta, proseguendo sull’analisi della sua Sara. «Una fissazione che porta fino all’incomunicabilità. Anche se Sara ha comunque un istinto materno, che personalmente al momento non mi appartiene, per questo mi sono confrontata con amiche e conoscenti per chiedere fin dove questo desiderio di voler diventare genitore può spingerti. È stato un tema che mi ha affascinato. Anche se è bene ricordare che non bisogna dover raccontare il genere femminile sempre e solo in riferimento alla maternità».

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Il film si sviluppa con un crescendo di tensione, costruito attraverso sguardi, silenzi e scelte sempre più azzardate del protagonista. Se inizialmente la relazione tra Luca e Amanda sembra essere solo una fuga dalla noia e dalla solitudine, ben presto si trasforma in una spirale pericolosa, fatta di ossessione, manipolazione e conseguenze imprevedibili. Diretto con grande abilità, il film sfrutta il contesto del lockdown per costruire una tensione crescente e inesorabile, che si insinua nei personaggi e nello spettatore. Attraverso una regia raffinata, interpretazioni intense e una sceneggiatura solida, Muori di lei racconta la discesa agli inferi di un uomo travolto dalle proprie pulsioni, incapace di vedere il pericolo dietro il fascino dell’ignoto.

La sceneggiatura è ben calibrata: non si limita a raccontare una storia d’infedeltà, ma scava nella psiche dei personaggi, mostrandone debolezze, paure e desideri repressi. Ogni dialogo è carico di significato, ogni scelta porta a una conseguenza inevitabile, mantenendo il pubblico in uno stato di costante inquietudine. La regia sfrutta in modo eccellente l’ambientazione del lockdown per amplificare il senso di oppressione e isolamento. Le inquadrature spesso ravvicinate e i giochi di luce contribuiscono a creare un clima soffocante, quasi asfissiante. L’uso degli spazi è particolarmente efficace: l’appartamento di Luca, che all’inizio sembra un rifugio sicuro, diventa progressivamente una prigione, teatro di un dramma sempre più inquietante. Le finestre, le pareti, le ombre diventano elementi narrativi che suggeriscono l’impossibilità di sfuggire al destino che si sta compiendo.

La colonna sonora è minimale ma incisiva, sottolineando i momenti di tensione senza mai risultare invasiva. Il silenzio è usato come arma narrativa: pause prolungate, respiri affannosi, il suono della pioggia o di passi lontani creano un senso di attesa e di minaccia costante. Senza rivelare troppo, il finale di Muori di lei è un colpo allo stomaco. Le scelte fatte da Luca portano a conseguenze inaspettate, ribaltando le percezioni dello spettatore e lasciandolo con più domande che risposte. È un epilogo amaro, che sottolinea il prezzo delle illusioni e delle passioni incontrollate, senza offrire facili vie d’uscita. Muori di lei è un thriller psicologico ben scritto, ben diretto e interpretato con grande intensità. La sua forza sta nel modo in cui costruisce tensione senza mai ricorrere a espedienti banali, affidandosi invece a una narrazione che scava nella psiche dei personaggi e li mette di fronte alle loro paure più profonde. Un film che cattura l’attenzione fin dal primo minuto e non la lascia andare fino ai titoli di coda, lasciando lo spettatore con un senso di inquietudine che persiste ben oltre la fine della visione.

 

 

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