AmicheMai

Maurizio Nichetti

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Anna Ricca è una veterinaria appassionata la cui vita si divide tra la gestione della fattoria e i molteplici ruoli familiari che la portano ad essere, di volta in volta, moglie innamorata, figlia affettuosa, madre ansiosa, nonna paziente. La morte improvvisa di Gino, il padre infermo di Anna, offre alla donna la possibilità di liberarsi finalmente della badante Aysè, con cui non è mai riuscita ad andare d’accordo. Aysè Yildirim tornerà in Turchia con il vecchio letto che Gino le avrà lasciato in eredità, portando con sé Anna in un viaggio attraverso i Balcani destinato a cambiare per sempre la vita di entrambe.
DATI TECNICI
Regia
Maurizio Nichetti
Interpreti
Antonio Scarpa, Angela Finocchiaro, Serra Yilmaz, Astrid Casali, Luca Lombardi, Gelsomina Pascucci
Durata
90 min.
Sceneggiatura
Maurizio Nichetti
Fotografia
Vincenzo Carpineta
Montaggio
Massimo Germoglio
Musiche
Carlo Siliotto
Distribuzione
Filmclub Distribuzione by Minerva Pictures
Nazionalità
Italia, Slovenia
Anno
2025

Presentazione e critica

Anna è una veterinaria che, a causa della sua professione che svolge con amorevole cura, deve affidare da tempo il padre, a cui è affezionata, a una badante turca con la quale è in costante disaccordo. Il genitore invece la stimava al punto di averle lasciato in eredità il proprio letto che ha conservato dei segreti in comune. Anna si ritrova così ad accompagnare il letto ed Aysé in un viaggio che fa loro attraversare la penisola balcanica. Le avventure e le scoperte non mancheranno. Il ritorno sul grande schermo di un regista a cui non è mai mancato il gusto per la ricerca e l’originalità. Sono passati 23 anni da quando un film di Maurizio Nichetti trovava la luce di un proiettore e un grande schermo. Da allora si è dedicato all’insegnamento, alle regie teatrali, alla direzione di festival. Ma evidentemente nelle vene, sottopelle, nel cuore e nella mente il cinema continuava a fargli sentire, magari anche inconsciamente, che prima o poi…

Quel poi ora è arrivato e ci fa comprendere come e quanto il fare cinema per questo autore estremamente personale si sia identificato e continui ad identificarsi con l’esigenza di affrontare strade non battute in precedenza da altri.

Il suo esordio folgorante con Ratataplan, originale sin dal titolo onomatopeico nonché film muto, testimoniava già all’epoca (1979) quanto l’originalità trovasse spazio nelle sue sceneggiature e regie così come sarebbe accaduto in futuro sia sul piano narrativo che su quello dell’utilizzo delle tecnologie. Nichetti non ha potuto né voluto mutare questo modo di guardare al cinema e di realizzarlo neanche a distanza di così tanti anni perché, pur non andando su un set, si è tenuto costantemente aggiornato sui mutamenti nel mondo della comunicazione. Ecco allora che si prende il rischio di inserire due giovani content creators che dai loro telefoni cellulari si inseriscono nella vicenda on the road per mostrare alcuni momenti della lavorazione sui vari set. Perché parlare di rischio? Perché, Nichetti ne è ovviamente più che consapevole, interrompere il fluire di un percorso narrativo per mostrare il backstage può far sì che lo spettatore in qualche misura interrompa la cosiddetta ‘sospensione dell’incredulità’ finendo con il fare fatica subito dopo a riprendere il corso degli eventi.

Non è però ciò che accade con AmicheMai. Perché? Perché Nichetti sa come catturare e far sorridere e ridere lo spettatore e come ricondurlo alla storia che gli sta raccontando anche se si è preso la libertà di mostrarci il backstage del suo film. Se lo può permettere grazie alla scelta di una coppia comica di nuova costituzione (anche qui valgono le considerazioni sull’originalità). Angela Finocchiaro è stata l’attrice che lo ha tenuto a battesimo nel film già citato per seguirlo poi in Ho fatto splash e in Volere volare. Qui gli offre la capacità, si direbbe quasi innata, non solo di dare quel tocco di leggerezza ironica alle battute ma anche di saper condensare in piccoli gesti pensieri che, esposti oralmente, risulterebbero complessi. Al suo fianco (termine utilizzabile solo per la sua anzianità di servizio nichettiano perché poi di fatto entrambe sono l’una al fianco dell’altra senza priorità) troviamo Serra Yilmaz con i suoi capelli azzurri e con il suo understatement costantemente efficace e pungente.

Le due sono quasi coetanee, hanno formazioni e storie artistiche molto diverse ma insieme hanno una chimica che innerva questa commedia on the road che fonde la risata, il sorriso e un tocco di fiabesco senza rinunciare anche a una riflessione sui tempi in cui siamo chiamati a vivere. Nel più puro stile nichettiano.

 

Movieplayer

Anna Ricca è una veterinaria che deve occuparsi della sua famiglia da sola perché suo marito Angelo si trova in Bulgaria, per motivi di lavoro, da qualche anno. In casa convive con la figlia Micol, medico appena laureato, Nathan, il nipotino di sette anni, suo padre infermo Gino e la sua badante Aisè Yildrim. Quando l’uomo muore, Anna non vede l’ora di liberarsi di Aysé con cui non è mai andata d’accordo. Ma la deve accompagnare in Turchia per aiutarla a trasportare un vecchio letto che Gino le ha lasciato in eredità.

 

Attraverso il film on the road, il cinema di Maurizio Nichetti intraprende un nuovo viaggio, quasi verso l’ignoto, con frammenti da disaster-movie con le immagini dell’Italia allagata in cui il film affronta anche il tema della crisi climatica. Lo fa però non un’emergenza documentaristica ma sempre con quello sguardo astratto che ha caratterizzato il cinema del regista milanese, con Serra Yilmaz che in ogni inquadratura è una continua apparizione, forse la materializzazione di quei sogni felliniani a cui il cinema di Nichetti, direttamente o meno, ha spesso guardato. La (sua) guida di questo viaggio è ancora Angela Finocchiaro, spesso protagonista dei suoi film, un’attrice che anche in questi ultimi anni ci sarebbe piaciuto che fosse stata più presente nel panorama italiano così come il cinema di Nichetti.

Amichemai è un piccolo film, che potrebbe franare da un momento all’altro così come quello che la troupe sta girando tra difficoltà realizzative e produttive. Però è soprattutto l’esempio vitale di un cinema ancora pieno di una grande inventiva, che dialoga continuamente con il set come Ladri di saponette e che racconta una tra le tante, infinite storie possibili come Stefano Quantestorie. Ci sono incantesimi, movimenti cartoon, e quella mimica impazzita da gags del cinema muto. Anche nel suo ‘nuovo esordio’, Nichetti recupera i tanti frammenti sparsi del suo cinema precedente. E, come, nel primo film, si riaffaccia l’ombra di Jacques Tati. Con il suono del clacson del camion ecco Hulot e le sue vacanze. Il suono, il movimento. Ancora i segni di un’eredità dove nello sguardo verso il futuro di Nichetti c’è ancora tanta, appassionata, contagiosa, nostalgia verso il passato.

 

Sentieriselvaggi

Le incognite dell’uditorio dei critici più severi erano palpabili, per ovvi motivi: l’ultima volta che Nichetti si era cimentato con una regia era agli albori del millennio, quando nel lontano 2001 girò il non memorabile Honolulu Baby; dopodiché si è occupato d’altro: dal 2014 è direttore artistico della sede milanese del Centro Sperimentale di Cinematografia e titolare di un laboratorio di regia presso l’Università Iulm a Milano. Dal 2020 è direttore artistico, sempre a Milano, del Festival internazionale del documentario “Visioni dal Mondo”. Del tutto comprensibile dunque che nella sala riservata ai critici e ai giornalisti serpeggiasse un certo scetticismo: il rischio di trovarsi innanzi a un film senile era alto. E invece no. (…) Una pellicola che accetta la sfida lanciata dalle nuove tecnologie, che hanno mutato in parte il modo di fare cinema e dopo tutto anche il nostro modo di stare la mondo.

 

Lo si vede osservando AmicheMai prima ancora di trovar conferma dalla viva voce del regista, che nelle note di regia scrive così: “Tornare a girare un film dopo più di vent’anni per me è stato un po’ come girare una seconda opera prima. Stessa ansia, stesse incognite, stesso entusiasmo. In vent’anni è cambiato tutto nel mondo dello spettacolo, nel modo di vedere i film, nel modo di girarli. Per questo il solo pensiero di ricominciare mi ha stimolato molto. Come con Ratataplan, il mio primo lungometraggio, mi sono fatto guidare dall’istinto più che dal mestiere e il film, oggi come allora, è nato, giorno dopo giorno, si è sviluppato come ha voluto, è uscito dalla sceneggiatura per farsi contaminare dalla vita che abbiamo vissuto in questi ultimi anni”. Giusto che lo riconosca Nichetti: la sceneggiatura è la causa fondante e decisiva della riuscita di Amichemai, perché basata su delle idee forti, antiche come le regole di un manuale di sceneggiatura, che sono le stesse su cui si è edificata la drammaturgia classica del teatro greco, e originali come si conviene a una commedia che vuole palesemente sintonizzarsi sulla contemporaneità. Si tratta infatti di un classico “road-movie”, vecchio come la tradizione della narrativa on the road; declinato al femminile, come è giusto che sia in questi tempi di sacrosanto female empowerment. Non è un caso perciò che ha scriverlo siano state due donne, come Cristiana Mainardi e soprattutto Angela Finocchiaro, su cui si deve aprire un capitolo a parte. Nata a Milano da papà catanese, Angela debutta a teatro con la nota compagnia Quelli di Grock, fondata sempre da Nichetti, sviluppando una cifra comica di stampo surreale (come nella miglior tradizione milanese), prima di incontrare la fama proprio grazie al formidabile dittico d’esordio del regista milanese, i già menzionati Ratataplan e Ho fatto splash. Il fatto bizzarro, e forse in parte anche un po’ crudele, è che l’attrice ha dimostrato una longevità cinematografica notevolmente superiore al suo mentore, divenendo uno dei volti più importanti della nostra commedia.

E vedendo questo film, se ne capisce il motivo: Angela è una donna evidentemente provvista di una intelligenza spiccata e di un’ironia naturale, che sa però coniugare con una straordinaria credibilità, tale da permetterle di rendere plausibili pure le più stravaganti bizzarrie del film sempre a un passo dall’inverosimiglianza e dal favoloso.

 

 

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